Archivio mensile:ottobre 2010

Paradossi


“La cosa seccante di questo mondo è che gli imbecilli sono sicuri di sé, mentre le persone intelligenti sono piene di dubbi”, dice bertrand Russel. La cosa che appare evidente di questa affermazione e che è espressa con il tono di chi si sente portatore di una granitica certezza.

Siamo tutti minatori


Chissà perché sui minatori cileni van tutti d’accordo. Su tutto il resto delle cose del mondo c’è sempre qualcuno che la pensa diversamente: sesso, droga, scuola, vita, morte, mutui, pane, moda, religione, donne, calcio, soldi. Su tutto la pensano tutti diversamente. Sui minatori del Cile no: tutti d’accordo. Sia chiaro che sono arcicontento anch’io. Solo mi chiedo: perché tutto sto improvviso andar d’accordo sui minatori e su tutto il resto ci ammazziamo? Boh. Andrebbe capita.

Coincidenze sinistre


Adrian Frutiger dice che “la croce è il segno dei segni”. Mi ha sempre colpito questa affermazione perchè Frutiger la mette lì, tra le righe, nelle pagine di un libro che è quasi un manuale: “Segni e simboli”. Eppure la croce evoca inevitabilmente qualcosa che va oltre la semplice descrizione di una intersezione. Croce cristiana, croce greca, croce di Lorena. Il segno della croce è quello che abbiamo visto fare poche ore fa ai minatori cileni appena usciti salvi dalla galleria, quello che i genitori ci hanno insegnato a fare stentatamente da bambini. Oggi il segno della croce è stato condannato a uscire dalle aule scolastiche da una sentenza della “corte” di Strasburgo, in nome di un presunto mancato rispetto nei confronti dei non credenti. Ma in realtà sono ben altri i segni in grado di evocare (ben altra) mancanza di rispetto. Come quello della stella a cinque punte. Il suo significato è di origine massonica e il segno lo abbiamo visto comparire in svariati contesti, sempre legati alla morte e alla violenza cui si accompagnava e che era in grado di portare. La stella a cinque punte, specialmente se rossa, vuol dire violenza e morte da Mosca a Cuba e da Pechino a via Fani. Ieri è tornata, seminascosta tra altri mille tatuaggi ma in realtà ben visibile sul petto di Ivan,  il cosidetto ultranazionalista, allo stadio di Genova. E anche lì ha lasciato il segno.