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uno scompartimento molto simile a quello di un vecchio treno delle Ferrovie NordEccoci tornati. Nuovo tema, un po’ di foto… e per cominciare anche un po’ di Van De Sfroos. Cito il cerotto sul ginocchio perché un’immagine che mi piace: mai dritto, storto e mai a posto. “L’è na sira storta cumé un cerott in soel genoecc … e l’angelo custode l’è turnaa indree a cambia i culzon” dice Van De Sfroos: è una sera, storta, come il cerotto sul ginocchio e anche l’agelo custode è in permesso speciale: a casa a cambiarsi i calzoni. Ma potremmo anche dire una vita, e lo diciamo, storta e mai posto, sempre con qualcosa che non torna.  Eppure è bella così. Molto simile, questa imagine evocata dal ginocchio rabberciato, a quella della vita spericolata di Vasco; ma con la differenza che il cerotto è simpatico, come lo è il ginocchio sbucciato di un bambino che chiede aiuto ai suoi genitori. Van De Sfroos e le sue canzoni lombarde, come il suo trenu, ci dicono qualcosa che non so nominare ma che non è bene voler dimenticare.

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Post fatto "appost"


Non è che si possa tenere un buco lì a far niente dato che evidentemente richiama la mancata attuazione del tappamento nei suoi confronti. Può farsi? No che non può. Ecco il perchè di questo post, che ha perciò l’unico fine neanche di cercare di farsi leggere: ma di tappare il buco 2007 nell’archivio di questo blogghetto.
Visto che si può “barare” almeno sulle date di un blog, facciamolo.

Leonardo


Leonardo era il nome del mio barbiere. Quando ero piccolo, a otto anni, voleva sempre farmi leggere le riviste porno, così quando uscivo dal negozio solo i capelli erano corti. Quindi, se il nome segna il destino, ci sta che anche il più famoso Leonardo, da Vinci, sia stato in effetti un pervertito. Che poi la Gioconda fosse un giocondo ci sta pure, ma che Giovanni nell’ultima cena fosse invece Maddalena mi pare meno plausibile. No, dico: quella era l’Ultima cena, no? Ma allora: se Giovanni non era Giovanni ma Maddalena, Giovanni dov’era?