uno scompartimento molto simile a quello di un vecchio treno delle Ferrovie NordEccoci tornati. Nuovo tema, un po’ di foto… e per cominciare anche un po’ di Van De Sfroos. Cito il cerotto sul ginocchio perché un’immagine che mi piace: mai dritto, storto e mai a posto. “L’è na sira storta cumé un cerott in soel genoecc … e l’angelo custode l’è turnaa indree a cambia i culzon” dice Van De Sfroos: è una sera, storta, come il cerotto sul ginocchio e anche l’agelo custode è in permesso speciale: a casa a cambiarsi i calzoni. Ma potremmo anche dire una vita, e lo diciamo, storta e mai posto, sempre con qualcosa che non torna.  Eppure è bella così. Molto simile, questa imagine evocata dal ginocchio rabberciato, a quella della vita spericolata di Vasco; ma con la differenza che il cerotto è simpatico, come lo è il ginocchio sbucciato di un bambino che chiede aiuto ai suoi genitori. Van De Sfroos e le sue canzoni lombarde, come il suo trenu, ci dicono qualcosa che non so nominare ma che non è bene voler dimenticare.

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