Lucio Lao, dalla Cambogia IV


Siamo al quarto resoconto di viaggio di Lucio Lao, che trascorre rilassanti momenti in compagnia delle 4.000 isole, teme le zanzare ma se ne salva, ammira giocolieri stranieri, nuota e fa tubbing nel Mekong in attesa del tramonto. Fine del Laos. Il mio riassunto è appositamente breve per non disturbare troppo. Buona lettura come sempre.

Prima del confine con la Cambogia il Mekong si allarga rimpiendosi di isole e isolotti. E’ anche una zona di rapide e cascate, abbastanza grandi nonostante sia la stagione secca. E’ la zona delle 4000 isole, Si Phan Don. Arrivo a Nakasan con un minivan, e prendo una delle canoee che fanno la spola per i turisti. L’isola di Don Det e’ a sud e, pur essendo quella con piu’ guest house, come le altre e’ senza elettricita’ e i generatori fermano alle 22.00. Le sistemazioni sono veramente spartane, piccoli bungalow con solo un letto e amaca (2 euro a notte). Temevo le zanzare, che invece per fortuna sono quasi assenti.Sull’isola l’atmosfera e’ rilassata, come turisti ci sono solo backpackers e ritrovo qualcuno gia’ incontrato. I locali sono contadini-pescatori. Inizio l’attivita’ con classico giro in bici.C’e’ un ponte per una ferrovia a scartamento ridotto costruito dai francesi negli anni ’30 per sviluppare il traffico commerciale lungo il Mekong. Nonostante il progetto sia stato un fallimento, ora consente di andare sull’isola Don Khan piu’ a sud. Vedo le cascate, belle, evito il giro in barca per vedere gli ultimi delfini del Mekong, deve essere un mezzo pacco, e poi bagno nelle rapide che finiscono in una laguna con sabbia bianca che potrebbe essere ai caraibi. Fa un caldo boia. Il secondo giorno vorrei fare un giro in kayak, ne trovo diversi ma per varie ragioni nessuno me lo affitta … sembra che non gli interessi proprio, anche se sono li per quello. Strana gente. Per fare qualcosa, con un canadese vado a nuoto su 4 piccoli isolotti vicini, la corrente qui e’ lenta e in certi punti una mezza palude. Il canadese, ma anche altri, sono bravi giocolieri, palle, clave, bastoni … e’ un hobby che non abbiamo in Italia, ma non mi sembra per niente male per un giovane. Poi viene la parte piu’ divertente: il tramonto sul Mekong, classica attivita’ per turisti ma qui e’ veramente qualcosa di speciale. Ci lasciano in mezzo a un ramo ampio del Mekong con delle grosse camere d’aria (si chiama tubbing). Il gruppo e’ sostanzialmente di inglesi, matti ed organizzati: il secchiello con ghiaccio, coca cola e whisky lao passa da uno all’altro, con grande baldoria. In quanto unico italiano mi tocca cantare O sole mio e altre amenita’. Il sole scende e dopo due ore alla fine fa plic nell’acqua proprio davanti a me … una bella giornata. Il Laos e’ finito. Mi sembra di essere in giro da piu’ tempo, ho la sensazione che il tempo si dilati. Per finire, in bocca al lupo alla spedizione sul Mischabel. Peccato non esserci.

Lucio Lao dalla Cambogia III


Terza puntata del resoconto di viaggio di Lucio Lao giunto a Pakse. Una breve nota a margine, questa volta: spero che la mia dichiarata omofobia non offenda nessuno e tantomeno Lucio Lao o qualcuno dei suoi amici. Si tratta di omofobia “politica” e non di sostanza. Buona eventuale lettura.

Arrivo alle 6.30 a Pakse con il bus della notte, tipo VIP con tutti i confort.
Prendo il bus di linea verso sud x le 4000 isole, qui sono l’unico turista e non mi dispiace. Anziche’ andare direttamente alle 4000 isole, tutto sommato decido di scendere al KM 30. Li c’e’ la deviazione per Champasak, e il Mekong da attraversare. Mi da un passaggio sul cassone un camion sgangherato, carico di mattoni (!!) e con tre bambini. Anche per loro, come in tanti altri casi, sono motivo di divertimento, sara’ per la pelata o essere un mezzo gigante… . Ho con me qualche scatola di pennarelli e matite, che gli do ed e’ una emozione vedere il loro stupore … . Per attraversare il Mekong c’e’ un servizio di chiatte rudimentali fatte con due scafi di legno con assi e tronchi. Salgono circa 4 macchine, il pilota poi gira di 90 gradi ed inizia la traversata, divertente. Dall’altra parte c’e’ il piccolo villaggio di Champasak. Da una parte il fiume, dall’altra i campi e poi un piccolo rilievo montuoso con ai piedi il sito archeologico del Wat Phu, prima capitale dell’impero khmer 800-900 dc circa, antecedente al piu’ famoso Angkor Wat in Cambogia. Mi sistemo in una pensione con veranda e amache sul fiume … doccia, lettura e relax chiaccherando con una coppia francese in bici, con Attila tedesco 40 enne di origine turca in giro da oltre 2 anni e una olandese diciottenne in viaggio da 8 mesi … . Nel pomeriggio prendo la bici per andare al Wat Phu. Faccio prima un giro nei campi di frumento (adesso le risaie sono secche) con i contadini con quel tipico cappello a cono schiacciato fatto con foglie di palma… non potevo mancarli … . Il WAt Phu e’ poca cosa ma carino, mi ricorda qualcosa gia’ visto in Messico anche se il posto non ha la magia di palenque. C’e’ anche un piccolo museo che ovviamente non tralascio. La bici ha bucato e i 10 km del ritorno sono una faticata, alleviata parzialmente dall’aggancio ad un motocoltivatore. Anche in questo caso molto divertimento per tutti. Mi fermano 2 giovani monaci, impossibile parlare con l’inglese all’osso, ma mi offrono da bere … il Laos continua a piacermi. I laotiani sono gente molto amichevole, salutano sempre (sabaidiii), ringraziano, non urlano, parlano che sembrano miagolii, e poi non puzzano. La serata sulla veranda tiro tardi in compagnia di tre ragazzi laotiani di Ventiane, bevendo laobeer (buona, forse l’unico prodotto nazionale conosciuto in asia), mostrando foto e ascoltando musica. Sono dotato di Ipod regalatomi da Irene, caricato con una compilation quasi tutta italiana da Roberto che ringrazio… anche Venditti in Laos puo’ piacere. Per quanto riguarda le informazioni piccanti richieste: il laos non e’ una meta di turismo sessuale, non ammesso dal regime che pero’ e’ tollerante verso i gay (entrambe le cose apprezzabili) l’oppio e’ coltivato al nord ma non ne ho mai sentito parlare nei posti visitati, in compenso in alcuni altri la mariuana e’ libera, ad esempio alle 4000 isole appunto… .

Lucio Lao, dalla Cambogia II


Ecco la seconda parte del resconto di Lucio Lao: anche questa volta sempre molto interessante.
Buona lettura.

Sono arrivato a Ventiane, capitale del Laos. Aver iniziato a fare un po’ di km mi fa sentire subito meglio. 9 ore su un autobus di seconda classe (il VIP era gia’ pieno) con sedili a misura di orientale sono passate veloci, e la vacanza comincia a prendere il senso del viaggio. Ventiane e’ una capitale tranquilla. Poco traffico, poco rumore, alle 23.00 tutto spento. Ma abbastanza sporca. E’ la capitale del Laos, appunto. Non e’ una bella citta’, ma la trovo piacevolmente a mia misura. La mattina prendo una bici, non e’ difficile da girare: da una parte c’e’ l’onnipresente Mekong, e al di la’ e’ gia’ Tailandia, dall’altra c’e’ il centro e poi strade ordinate a scacchiera disegnate dai francesi. Qualche bella casetta coloniale, il viale con le ambasciate francese, Malese, tailandese , l’Italia non c’e’, gli USA hanno una roccaforte tutta a parte. Qualche brutto edificio di epoca piu’ recente, stile ex DDR, probabilmente costruito con finanziamenti sovietici. Prima tappa al Pha That Luang, monumentale stupa buddista, tutta dorata, simbolo del nazionalismo laotiano … restaurata dai francesi in epoca coloniale … Il Patuxai ricorda l’ arco di trionfo con varianti orientali, che guarda caso da sul viale delle ambasciate … il richiamo e’ scontato. Giro al mercato principale, il Talat Sao, coperto su due piani. Come sempre e’ una tappa che prediligo, tanti colori, stoffe soprattutto, al piano superiore si concentrano gli orafi. In tutto Ventiane, e quindi in Laos, non c’e’ un solo centro commerciale. Vicino c’e’ invece un mercato scoperto, baracche di lamiera e tendoni, su terra battuta … e’ il mercato alimentare, mi da l’idea di poverta’, soprattutti i pochi banchi di carne … quelli che vedo non sono invitanti (eufemismo) … casualmente prima ho pranzato in un locale vegetariano (2 USD) e tutto sommato ne sono felice. Ultima tappa il Museo Nazionale del Lasos (!!). Lo stile e’ quello di (auto)celebrazione della rivoluzione, che ha portato il Pathet Lao nel ’75 al potere. Oggi e’ un regime tranquillo (ossimoro), che si sta aprendo per sopravvivere al capitalismo, con molta cautela. Ci sono stati 10 anni di bombardamenti americani assolutamente massicci concentrati sul Laos nord orientale, che era zona del cammino di HoChiMin utilizzato dai Vietcong. Ma sono mancate atrocita’ interne come in cambogia, caso unico credo per due volte hanno formato un governo di coalizione tra comunisti, filo americani e neutralisti, poi regolarmente saltato ma questo e’ normale. Stasera prendo il bus della notte per Pakse (10 ore), terza tappa, sud del Laos. Ringrazio quelli che mi rispondono, io proseguo con la solidarieta’ dei piu’ e gli sberleffi di altri … ma un po’ di cinismo lo adoro 🙂