Archivio mensile:gennaio 2008

Uno (lo schifo sorride)


La caccola molle m’assale improvvisa:
mi cola dal naso, rientra e rifugge
qual cerva ferita, ma ho sporche le dita
e smetter non posso, non posso lasciare infinita
un’opera ormai tanto ardita.
Ormai come un’alba che sorger voleva ma il buio teneva
la caccola molle rientra nell’alveo nasale e il dubbio m’assale:
davvero è non vista? Al mio fianco al semaforo infatti rideva sul tram un’autista.

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Due (il segno nello schifo)


La caccola secca t’attende furtiva dal bordo del tavolo e sotto la seggiola: ti sfiora le dita improvvisa, ti tocca la mano, e oramai ritrarsi è già tardi. Durezza impietrita dagli anni ti punge e, sorpreso, improvviso e instantaneo il quasi dolore ti tocca e scompare. Eppure era lì che da tempo qualcosa restava nascosto e ti aspettava al suo posto.

Tre (a chi?)


Perché oramai non t’attrae il bello che esiste da sempre? Cos’è che di bello nel grasso del ventre e nel lordo dell’orlo disfatto divengono moda? Cos’è che ti chiama senza chiamarti per nome e ti lascia insepolto e vestito di nero? Com’è che grattandoti il dorso del polso non senti che è un grumo oramai quello che un tempo chiamavi felicità?