Eh no, non è mica vero che l’Islam è violento. Non è antisemita del tutto, non è per la morte del tutto. E’ moderato. E’ moderatamente violento, moderatamente antisemita. Moderatamente nazista, non del tutto nazista. Eccheccazzo. Tutto questo lo è moderatamente. Se no come potrebbe essere accettato nel politically correct occidentale che gli fa da morbido giaciglio per una agevole e, perché no, anche piacevole violazione della nostra società, civiltà e persona? Come potrebbe la sinistra no global accettare i nazisti? Accetta invece un moderato nazismo, antisemita e sedicente “pro Palestina”. Il fatto è che a sinistra non c’è testa: c’è rabbia. Tanta rabbia che però dev’essere moderatamente mostrata per quel che è. Mica ci si può sputtanare del tutto. Ed ecco che la satira, vignette, canzonette e tiro con le freccette, diventa lo sport preferito dei tipi sinistri. Sotto il nome di satira può passare tutto. Beppe Grillo, che è in fin dei conti la loro vera icona, insegna e spara più cagate di un elefante con la diarrea. Poi c’è il mito Vauro (guai a chi dice che è un pirla). E i blog? la maggior parte dei blog sinistri se la cantano e se la suonano. Non una voce contro, non un tentativo di approfondimento, non una voce fuori del coro: “hai visto qui? sì e hai sentito là? e quello che faccia c’ha…” questo il livello medio. Lo si trova specialmente su blogghetti provinciali, infarciti e impestati di truculenza anticattolica. Adesso si sono impegnati tutti nel “lancio della fatwa laica”. Si fa così: si prende un difensore della cristianità, meglio se non da sempre quindi tipo Oriana Fallaci, Giuliano Ferrara, Magdi Allam, e lo si mette alla berlina, lo si insulta magari anche sul piano fisico con insulti ed espressioni ignonimiosi del tipo: ciccione e grassone lardoso (Ferrara), tumorata di Dio (Fallaci), scimmia o bertuccia cristiana (Magdi Allam) e poi ci si ripete le battute copiaincollandosele a vicenda. Poi si litiga un po’ per fare scena: tu sei troppo tenero con lui/lei, no non è vero, sei tu che sei sionista… e via così. Certo qualcuno onesto c’è, ma si contano sulle dita di una mano amputata. Questa è l’intellighenzia laica e di sinistra, quella che rinfaccia alla Chiesa e a chi crede una presunta chiusura culturale, quella in cui ci si dà reciprocamente di gomito quando parla un credente. Questa è la sinistra e questa è la sua fatwa.
Come diceva Totò? “Scusa, apri l’occhio…”
Lameduck, la Pasqua e il treno per Yuma

Alle tre di venerdì abbiamo detto: è morto. Poi la Pasqua. Passata la Pasqua e anche la pasquetta, si torna al lavoro e dopo pranzi più o meno luculliani, agnelli e capretti con appelli salvavita, lasagne e uova con sorpresa suon di euri, ricominciano le rotture di uova. Senza neanche la sorpresa. Però novità in questi giorni ce ne sono state: una delle più belle per me è stato il vedere le tracce del positivo dell’esperienza cristiana emergere anche per chi non crede. La Pasqua porta alla luce, riconduce alla ribalta e rimette a tema il positivo, la speranza sulla vita che è in realtà quotidiana e che è difficile annientare. Per esempio: stasera ho detto al musulmano che mi vendeva il kebab “Buona Pasqua” e lui mi ha risposto “Buona Pasqua” e non mi ha affettato con l’arnese che sempre usa per affettare il kebab (probabilmente lo farà domani…). Ieri Lameduck, una cara mangiapreti e amante del cinema, ha illustrato (anche usando eloquenti immagini cinematografiche) cos’è per lei il Cristianesimo; ha spiegato poi anche che Cristo non devi ragionarlo: devi seguirlo. A un’altra “amica online” hanno sbattuto giù il blog: risorgerà anche lui spero e anche lei non dispera, anzi. La faccio facile? Non so, forse. Vogliamo a volte non crederci, a volte non vogliamo arrenderci a riconoscerlo, ma il positivo c’è e ci chiama: proprio attraverso le piccole cose, magari anche “di pessimo gusto” che spesso però si tramutano poi anche in cose grandiose. Perché l’ipotesi positiva c’è su tutto e basta riconoscerla. Così ha detto in certo qual modo anche Lameduck se non tradisco, ma non credo, il senso delle sue parole. Così ha affermato con sorta di ingenua potenza Magdi Allam facendosi battezzare (e ora…). Così ha affermato mia figlia di cinque anni quando la notte di Pasqua guardandomi ha detto: lo sai, è risorto Gesù. Ma il positivo l’abbiamo visto e che la vita può cambiare pure, inutile negarlo. E che c’è un io altrettanto nuovo e pronto ad affrontarla, anche. Proprio come in “Quel treno per per Yuma” che è un film (che non si può a mio parere far a meno di vedere) che parla di un viaggio e dei compagni di viaggio che si possono incontrare, guardare e riconoscere. Occorre allora cercare, adocchiare i compagni di viaggio.
Siamo prossimi
Siamo prossimi alla Pasqua. E siamo, perciò, badate bene prossimi all’umanità: ne possiamo condividere i sentimenti e il patire senza esser perciò disperati. Se c’è spesso, o talvolta, una mano a noi prossima, pronta a prenderci e tirarci su e poi tenerci saldi almeno per un po’, dobbiamo o almeno possiamo riconoscere che questa mano è mano che non scompare, che non si ritrae neppure per timore, che non si volatilizza come spesso temiamo. E’ così grazie alla scritta della foto. E’ perciò che è potuta essere una mano di cui serbiamo ricordi anche umani, mano di uomini e donne, genitori e amici: che c’è stata ed è poi tornata, non solo alla memoria ma anche al nostro fianco. Chiusa a coppa, per abbeverarci a un’acqua cui non saremmo stati capaci d’arrivare a bere; che si porgeva, pelle ancora fresca ma già un po’ ruvida per l’età, alla nostra piccola mano e ci portava a guardare più in alto. Che ci stringeva e ci stringe. Mano capace di abbattersi, anche, per farci riavere… . Di tutto questo c’é di che esser grati. Ma c’è purtroppo un timore che ci ammazza, che ci schianta le gambe anzichè farci correre con le “molle d’acciaio”; si tratta insomma di quella nostra umana quasi condanna che ci par di percepire: quasi condannati a non credere per non voler vedere, sembriamo non osare sperare, sembriamo incapaci di alzare la testa, dalla terra, dal tornio o dal foglio di carta, patinata o elettronica o uso mano. Ecco perché propongo, con questa foto, solo poche parole: ricordo dall’Università Cattolica 1983, esperienza presente, augurio per ciascuno.
