Lameduck, la Pasqua e il treno per Yuma



Alle tre di venerdì abbiamo detto: è morto. Poi la Pasqua. Passata la Pasqua e anche la pasquetta, si torna al lavoro e dopo pranzi più o meno luculliani, agnelli e capretti con appelli salvavita, lasagne e uova con sorpresa suon di euri, ricominciano le rotture di uova. Senza neanche la sorpresa. Però novità in questi giorni ce ne sono state: una delle più belle per me è stato il vedere le tracce del positivo dell’esperienza cristiana emergere anche per chi non crede. La Pasqua porta alla luce, riconduce alla ribalta e rimette a tema il positivo, la speranza sulla vita che è in realtà quotidiana e che è difficile annientare. Per esempio: stasera ho detto al musulmano che mi vendeva il kebab “Buona Pasqua” e lui mi ha risposto “Buona Pasqua” e non mi ha affettato con l’arnese che sempre usa per affettare il kebab (probabilmente lo farà domani…). Ieri Lameduck, una cara mangiapreti e amante del cinema, ha illustrato (anche usando eloquenti immagini cinematografiche) cos’è per lei il Cristianesimo; ha spiegato poi anche che Cristo non devi ragionarlo: devi seguirlo. A un’altra “amica online” hanno sbattuto giù il blog: risorgerà anche lui spero e anche lei non dispera, anzi. La faccio facile? Non so, forse. Vogliamo a volte non crederci, a volte non vogliamo arrenderci a riconoscerlo, ma il positivo c’è e ci chiama: proprio attraverso le piccole cose, magari anche “di pessimo gusto” che spesso però si tramutano poi anche in cose grandiose. Perché l’ipotesi positiva c’è su tutto e basta riconoscerla. Così ha detto in certo qual modo anche Lameduck se non tradisco, ma non credo, il senso delle sue parole. Così ha affermato con sorta di ingenua potenza Magdi Allam facendosi battezzare (e ora…). Così ha affermato mia figlia di cinque anni quando la notte di Pasqua guardandomi ha detto: lo sai, è risorto Gesù. Ma il positivo l’abbiamo visto e che la vita può cambiare pure, inutile negarlo. E che c’è un io altrettanto nuovo e pronto ad affrontarla, anche. Proprio come in “Quel treno per per Yuma” che è un film (che non si può a mio parere far a meno di vedere) che parla di un viaggio e dei compagni di viaggio che si possono incontrare, guardare e riconoscere. Occorre allora cercare, adocchiare i compagni di viaggio.

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