Contro gli adoratori del gatto divino


Cosa pensavate? Che tornassi online per scrivere poesie? Qui si lotta contro il gatto divino e i suoi prostrati adoratori terreni. L’animalismo è la porta del satanismo, della lotta antiumana, il grimaldello del gattino dalla faccia buona e dagli occhioni simili a quelli di un bambino, diffusi apposta per farvi dimenticare il bambino che è in voi, cioè in tutti noi, le sue speranze, le sue domande più vere, i suoi affetti più profondi e perciò più cari.

Post aggiornato manualmente al 16/02/2016 

Non è un gatto, è un coniglio ma soprattutto il simbolo della mia lotta antianimalista.

Questo nella foto non è un gatto, è un coniglio fotografato e ridipinto da un famoso artista tedesco: Ingar Krauss. Con le sue nature morte ha dato scandalo a molti e perciò è divenuto per me un simbolo:  il simbolo della mia lotta antianimalista. Guarda qui altre foto di Ingar Krauss

 

Semaforo rosso


E’ verde, è rosso? Difficile capire. A radio 24 un tale dice che Monti deve andarsene, come Berlusconi, che tanto rubano tutti. Forse è vero, ma penso che una volta esisteva una sorta di “tutela del compito”. Potevi essere un coglione ma il tuo compito veniva prima, contava di più perché si riconosceva una necessità di salvaguardia del bene comune. Buttereste a mare il timoniere della vostra scialuppa? La guida che può portarvi in salvo? Oggi lo si fa tranquillamente. Basta che qualcuno gridi di essere più capace, o che il timoniere si è fregato il burro, e giù. E la barca va alla deriva o ci si perde tra le cime. Viene meno il buon senso che porta con sé la capacità di dar fiducia, non ci capiamo e tutto somiglia tragicamente alla Babele biblica. Benedetto XVI ha ragione: occorrerebbe parlarsi, far la fatica di capirsi. Ma ci vuole impegno. Scatta il verde, suona il cellulare, Groupalia mi propone 6 ore in motel a prezzo speciale, io intanto parlo, intanto ascolto il telefono, intanto ascolto la radio,  e rispondo con un cenno di ringraziamento a un malinteso vaffanculo di chi proviene da destra.

“Mi piace scrivere” (dicevo)


La verità è che a volte non ne ho voglia, di scrivere. Di roba d’altri, di trattori e finanza, magari di notte. Eppure è lavoro mio. Eppure mi stanca.

Maledettamente.

Mi stanca le mani, mi pesa la testa, mi annebbia il  cervello, mi chiude la palpebra, mi da sensazione di gomito a punta.  La panza si avvolge, la coscia si addorme, la schiena si piega, il polpaccio s’incrampa, la vista si offusca, il dito non sente. La frase s’incespica, il verbo si rompe, cade un articolo, piomba giù un’apostrofo. Scrivo di nero, scende la notte.

Mi sveglio domani.