Padre


Da giovane si era tagliato i capelli a zero, per poi non farseli ricrescere più. Quanto tempo era passato. Oggi, nell’officina,  prendeva la cintura nera dai grossi buchi doppi e bordati di metallo e se la sfilava, né troppo lentamente, né davvero veloce. Guardava fuori le mille immagini che passavano per la strada di campagna e intanto tastava il cuoio della cinghia, morbida pelle nera, e se la poneva da dietro le spalle intorno al collo; il gancio sarebbe giusto passato sotto la cintura tra la sua pelle e il cuoio. Prese poi la pesante catena che dal soffitto reggeva il gancio, la tirò a sé e la fece passare a fatica tra il cuoio e il collo sentendo che il cuoio teneva: il grande gancio teneva ora la cinghia dall’alto e vi era bloccato al bordo inferiore e uscendone rivolto all’esterno sporgeva all’altezza del coppino. Fece come per slacciare la cinghia, d’istinto, poi si fermò. Il gancio teneva. Era in piedi sotto il carro ponte, la catena era lunga e gli permetteva di realizzare l’opera sua: si spostò di un passo e mezzo. Lo spostamento lo fece sentire in possesso delle sue facoltà, libero d’agire, libero di scegliere. Schiacciò il bottone rosso dalla tastiera che comandava la catena e il suo corpo fu portato, come in un guizzo, in alto: appeso per il collo, le gambe a penzoloni, mentre lui involontariamente scalciava nel rantolo incontrollabile dell’agonia che precede la morte. I pensieri passavano, i secondi passavano, la vita passava. E perse conoscenza in un inizio di preghiera che sperò invano di poter terminare.

La faccia era sporca e piena di fuliggine metallica, le grosse mani stringevano la tastiera della carrucola che aveva poco prima sollevato quel corpo, gli occhi erano sbarrati e fissi, ma finalmente poterono scorgere un fremito nel volto. Le ciglia sbatterono umide nel vederlo. Il grande uomo di cento chili e oltre si ergeva ora come una statua, simile a una fusione bronzea nel centro dell’officina meccanica: teneva in braccio un corpo che grazie al Dio nel quale non aveva mai creduto respirava ancora. Lo tenne così, tra le braccia, forse troppo a lungo mentre il suo stesso corpo pronunciava un grazie, esprimeva la sua granitica speranza. Si mosse poi piano e traballante con la trascurabile incertezza di chi sa sempre cosa fare e rianimò quel giovane uomo che per lui era ancora un ragazzo. Il respiro riprendeva e gli occhi incontrarono così i suoi occhi, mentre nasceva il padre che prima non c’era stato.

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