Archivi giornalieri: 20 marzo, 2008

Siamo prossimi


Siamo prossimi alla Pasqua. E siamo, perciò, badate bene prossimi all’umanità: ne possiamo condividere i sentimenti e il patire senza esser perciò disperati. Se c’è spesso, o talvolta, una mano a noi prossima, pronta a prenderci e tirarci su e poi tenerci saldi almeno per un po’, dobbiamo o almeno possiamo riconoscere che questa mano è mano che non scompare, che non si ritrae neppure per timore, che non si volatilizza come spesso temiamo. E’ così grazie alla scritta della foto. E’ perciò che è potuta essere una mano di cui serbiamo ricordi anche umani, mano di uomini e donne, genitori e amici: che c’è stata ed è poi tornata, non solo alla memoria ma anche al nostro fianco. Chiusa a coppa, per abbeverarci a un’acqua cui non saremmo stati capaci d’arrivare a bere; che si porgeva, pelle ancora fresca ma già un po’ ruvida per l’età, alla nostra piccola mano e ci portava a guardare più in alto. Che ci stringeva e ci stringe. Mano capace di abbattersi, anche, per farci riavere… . Di tutto questo c’é di che esser grati. Ma c’è purtroppo un timore che ci ammazza, che ci schianta le gambe anzichè farci correre con le “molle d’acciaio”; si tratta insomma di quella nostra umana quasi condanna che ci par di percepire: quasi condannati a non credere per non voler vedere, sembriamo non osare sperare, sembriamo incapaci di alzare la testa, dalla terra, dal tornio o dal foglio di carta, patinata o elettronica o uso mano. Ecco perché propongo, con questa foto, solo poche parole: ricordo dall’Università Cattolica 1983, esperienza presente, augurio per ciascuno.

Cosa succede? Sembra qualcosa…


Cosa succede… non succede una beata fava. Succede che il lavoro va avanti ma sei tu che non ti muovi, succede che c’è chi ha bisogno e non riesci a dargli non dico una mezza mano ma neanche un dito, succede che vai a letto alle cinque e ti alzi alle sette, succede che t’incazzi male, succede insomma un gran casino quotidiano ma sembra che succeda tutto senza che nulla cambi e, a volte, senza di te. Volevamo una vita spericolata, che non è mai tardi, che non dormi mai? Telaqui.
Ma “l’ipotesi positiva su tutto ciò che vive” torna a stagliarsi seppur confusamente e a farsi scorgere nitida nella nebbiosa giornata, seppur dura da scorgere tra la carta e penna digitale che affatica gli occhi e la zucca. Perciò, il mio sentimento di vera gratitutidine va a chi in questo periodo dei miei quarant’anni inoltrati, che sono forse anzi certo la seconda metà già cominciata della vita, questa ipotesi positiva me la ricorda grazie al cielo ancora.