Luoghi comuni: il bar


 

coffeeL’altra mattina in un bar della Brianza, gestito da una signora antipaticissima, aspetto a lungo un caffè corto e mentre aspetto osservo: al mio fianco un extracomunitario di un metro e novanta, ultimo lavaggio non pervenuto, prende un cappuccino e beve un caffé superzuccherati, mangia due brioche, poi un succo di frutta e prima di uscire si comprerà un panino imbottito che infilerà in tasca. E’ vestito con roba da poco ma ha un suo stile che potremmo definire da neo fogna urbana: roba infilata in qualche modo ma che addosso sta giusta sul fisico di chi non ha bisogno di palestra; ha barba lunga, capello unto ed è scuro di pelle oltre che in volto, dentatura ben presente. Farà il muratore, il ladro o il fattorino? Chi può dirlo. Più in là, dalla porta alla sua destra, entrano due quarantenni con tascapane a tracolla stile gay pentito (né borsa né borsello) e sono bianchi in volto e pallidi di carnagione, pelle e faccia semicadente nonostante i quarant’anni non compiuti, perfettamente pettinati, scarpati, occhialati, camiciati, maglioncinati; ordinano un mocaccino e una mini brioche, poi mettono dietor e zucchero di canna nella mini bevanda e la minimangiano. Niente mascella, poco dente ma bianco, mani curate. Faranno i bancari, gli assicuratori o i gestori di sala scommesse? Abdul li guarda dall’alto con aria schifata. Se fossi stato armato avrei sparato nelle gambe a tutti e tre.

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6 pensieri su “Luoghi comuni: il bar

  1. alsalto

    Guaresky, pero’ se scrivi ‘ste cose te le cerchi proprio. Echeccazo. Se mai incontrassi me all’autogrill di prima mattina sai che risate…altro che mocaccino, io vado di peperonata pucciata con la pastalforno del giorno prima, rutto e ci bevo sopra una bella lattina di pomodoro sanmarzano pelato, crudo, quando devo stare leggero.

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    1. guareskj Autore articolo

      Il concetto, al di là della modalità espressiva da mal svegliato alla mattina, è molto semplice: quelli magari ci stan sulle scatole perchè sono altro da noi e neanche vogliono integrarsi, noi però siamo una società che regredisce dai suoi valori: abbandoniamo ciò che siamo o siamo stati finora e non diventiamo niente di interessante e attraente (come popolo, perché invece i monumenti ce li abbiamo anche se non sappiamo più da dove arrivano) per chi viene a trovarci. Così diventiamo terra di conquista, anzitutto culturale. Comunque non ero armato: esco armato raramente.

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  2. alsalto

    Mha’, secondo me ti poni dei problemi che non dico inutili ma se non altro li anteponi a delle possibili azioni preventive, ossia.
    La prossima volta che incroci il ragazzone di colore un poco puzzoso sforzati di accennargli uno sguardo ne’ ilare ne’ diffidente, se no o capisce che te lo vorresti fare o che gli spareresti nelle gambe. Se poi recepisce e riuscite a guardarvi negli occhi salutalo con cortesia. Se sei bravo riesci, sempre che la cosa ti sconquifferi, a strappargli due chiacchiere tanto da capire come mai non profumi di pulito, magari scopri che ha appena finito il turno di manutenzione in fabbrica ad esempio….
    O ai due col borsello…se ti fan meno paura, perche’ questo si percepisce da cio’ che hai scritto, ossia che hai paura e daltronde solo chi teme diffida e scuta…o no?
    Spesso la puzza che sentiamo e’ la nostra ma non ce ne rendiamo conto. Senti qua, tutto vero.
    Da ragazzetto rientrando in treno da solo sulla tratta Bari Torino ho avuto percezione di quanto descritto prima.
    Avevo al seguito un enorme zaino con i miei effetti e le tipiche specialita’ della nonna che ti carica da portare al nord.
    Lo scompartimento lo dividevo con uomini adulti, io ne avevo diciassette, c’era un’odore impossibile li dentro, credimi, roba da cadaveri. Al punto che ho spalancato il finestrino provocando le bestemmie pressoche’ di tutti i passeggeri, ero nauseato, stavo asfissiando. Al limite dello svenimento decisi di concludere il viaggio nel corridoi per poter respirare. Passo’ la notte e la mattina arrivato a torino si tratto’ di cambiare treno per raggiungere Pinerolo.
    Il treno per pinerolo era pressoche’ vuoto, entrai nello scompartimento openspace e mi sedetti dopo aver riposto lo zaino. Pochi secondi e si ripresento’ il medesimo puzzo, terrificante. Stanco, depresso e schifato credevo di impazzire. Preso di nuovo lo zaino in mano e capii dove stava il problema, ero io a puzzare. Un sacchetto con dentro chiuse delle cime di rape della nonna in perfetta putrefazione e fermatazione ecco cosa era quell’odore. All’istante entrarono due ragazze, anche piuttosto piacenti, nello scompartimento e sentento l’odoracio mi lanciarono uno sguardo schifato e scapparono. Mi sentii umiliato e mi vergognai a morte.
    Quel ragazzone di colore ero io quella volta e credimi che mi lavo tutte le mattine, o quasi.

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