Archivio mensile:luglio 2011

Spotorno


Mi piace, mi diverte, fotografare senza macchina fotografica la gente per strada. Scendendo dalle vie strette liguri, vedi paesaggi, scorci che inquadri con lo sguardo, e incontri gente spesso strana. Fuori dalla casa di vacanze avuta in uso per le settimane di luglio, dopo la strada asfaltata giro a destra verso un’altra strada più stretta che dapprima è scalinata e poi costeggia un alto muro: qui, quando passo, vedo i cocci aguzzi di bottiglia che lo sovrastano e che mi rimandano a rime immortali. La strada col muro finisce presto poi poco dopo c’è  un oratorio e da qui girando ancora a destra si sfocia in una lunga strada in discesa dove oggi incontro alcune coppie.  Prima coppia: lui e lei, cicciotelli, sulla quarantina, camminano pigramente zigzagando e urtandosi in modo scoordinato, esibiscono un sorriso ebete, li segue il figlio quindicenne che annaspa appiccicato dietro di loro portando in braccio un grosso pacco. Cinquanta passi dopo arriva la seconda coppia: due donne, non saprei dire se davvero giovani o solo giovanili, sui trentacinque; parlano: gli ho detto di venire, che sono neanche due ore di macchina da Milano e mi ha detto di no. Cosa? Giuro! Ma che stronzo! Sì ma poi gli dico: vieni in moto che in un’ora e un quarto sei su, ma niente da fare, guarda, veramente stronzo. La terza coppia ha il passeggino: lui spinge mentre la bambina beve dal biberon, lei parla al telefonino: sì mamma, non ci crederai ma le ho fatto la peretta, lei ha fatto tutta la sua cacca e dopo non era più lei! Ma certo che è stata un’idea mia, mamma! Intanto lui mi guarda con un sorriso tra il complice e l’imbarazzato e continua a spingere il passeggino. La quarta coppia avanza silenziosa: sono due sessantenni accaldati, piccoli e appesantiti dalle borse e dall’afa. La quinta coppia è ancora di anziani: alti e dall’aria elegante avanzano piano ma dignitosamente sotto il caldo. Sono arrivato alla piazzetta alla fine della discesa e qui ci son due giovani che ridono, confidando di aver reciprocamente trovato l’uno nell’altra tutto ciò che si può volere. Dopo la piazzetta inizia il sottopassaggio coi suoi miasmi di cloaca e le scritte fatte con l’uniposca: ti amo, rosy troia, gigi culo, non è vero, w la figa, pirla chi legge.

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Angel’s eyes – Occhi d’angelo


Angel’s eyes, in Italia Occhi d’angelo, è un bel filmetto: lui James Caviezel c’ha la faccia da Superman, ma dato che ha già avuto la faccia da Gesù il regista culandrone di Superman in quella parte non l’ha voluto (ecco la risposta a chi si chiede come mai abbiamo visto al cinema un Superman con la faccia da culo). Lei, Jennifer Lopez, è invece una bella poliziotta tormentata dal rimorso per aver fatto arrestare un giorno di tanti anni prima il padre violento verso la mamma. Lei si porta dietro questa storia e lui si aggira per le scene del film con un’aria da figo naturale, non palestrato, quasi sperduto. Ma in cerca di che? I due s’incontrano ed è quasi subito amore. Ma c’è qualcosa che ancora non convince nella vita di lui, e che sa di passato tenebroso e nascosto, contro la quale la Lopez va casualmente a sbattere e che la inquieta: perché il bel Caviezel vive in una casa senza arredi, dove ha imparato a suonare così bene il sax, di cosa vive? E perchè tiene giocattoli nascosti nel cassetto, sarà mica pedofilo? Il pregiudizio sull’attore e sulla sua appartenza al mondo cattolico sembrano a tratti quasi essersi infiltrati anche nella trama. Un film originale, anche se la recitazione non è forse da Oscar. Ma non se ne vedono molti di film con dei lieto fine così belli e convincenti e senza neanche una scena di sesso esplicito e dettagliato fin nell’audio. Peccato sia quasi introvabile da Blockbuster, da scaricare e in ogni luogo. Solo su ebay è rintracciabile usato a pochi euro.

Angel Eyes
Regia di Luis Mandoki, con Jennifer Lopez, James Caviezel, Sonia Braga, Terrence Howard, Jeremy Sisto. Drammatico, durata 102 min.

No Tav? neanche un pochino? ‘gnanche una volta?


Come mai in Francia i lavori in corso non creano No Tav? Come mai la Svizzera ha appena finito di scavare i 57 chilometri di AlpTransit, nuovo tunnel sotto il massiccio del San Gottardo, e un terzo del tunnel di 40 chilometri del Monte Ceneri, con il consenso delle popolazioni interessate e con un impatto ambientale e sociale tale per cui i turisti in viaggio sull’autostrada Chiasso-Basilea neanche si accorgono di costeggiare il più grande cantiere di opere infrastrutturali d’Europa?