Non è un paese per "piccoli"


“Non è un paese per vecchi” è il titolo del film dei fratelli Coen che si è preso le quattro statuette dell’annuale e famosa “notte degli Oscar”. Il fatto che il libro del grandioso McCarthy, il quale è stato premiato col Pullitzer nel 2007 per l’altra sua imponente opera “The Road”, sia in qualche modo e pur indirettamente premiato nel contesto della più grande, e al tempo stesso malinconica e triste, kermesse americana dice di tutto il conflitto di cui quella civilta è portatrice.

L’opera di Mc Carthy tratteggia infatti i contorni di un male incompreso, che quasi sembra volersi impadronire del mondo, e dell’incapacità di osteggiarlo. Il cinema, e Hollywood in particolare, è una delle forme più adatte a neutralizzarne il messaggio.

Intanto, si recita sul set del nostro paese un altro film ben più drammatico i cui protagonisti sono presi dalla strada, dalla vita quotidiana, come nella riedizione di un’opera del neorealismo.
Ma il set è questa volta reale: quello delle case in cui si decide in solitudine e poi degli ospedali dove in altrettanta solitudine i bambini vengono abortiti: perchè sono piccoli. Vengono eliminati perché scomodi e “invisibili”, “indistinguibili” allo sguardo di una donna che poi però sempre porterà con sé il dolore e il rimorso di quel gesto.
Per proteggere, dimenticandolo, quel dolore vien detto che non sono bambini, non sono individui, non sono essere, non sono persona, non soggetti. Quando inizia allora questa persona, individuo, essere…?
Cos’è quel coso che si ciuccia il dito e si dondola nella pancia della donna, cos’è se non è un bambino?
E perchè se non è un bambino tanto dolore, perché questa necessità di analisi, di doloroso e lento recupero di una normale vita quotidiana in chi l’ha soppresso?

Questa è la domanda vera.

Nell’ultimo libro di McCarthy il protagonista negativo uccide freddamente con una sorta di pistola alimentata da un tubo ad aria compressa. Nel nostro Paese i piccoli feti di poche settimane vengono aspirati e fatti a pezzi dal tubo del metodo Karman, il più diffuso.

I già nati se portatori di handicap sospirano per lo scampato pericolo e ringraziano la mamma di averli tenuti e di continuare a tenerli con amore. Chi si affaccerebbe alla vita è per lo più ricacciato indietro o asportato dal vacuo di un tubo se la sua deformità o abnormità infastidisce lo standard prefissato o lo svolgersi di un’altra qualità della vita.

Ecco, il nostro di adesso “non è un paese per piccoli”.

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