Contro Ippocrate


“Un peccato di ingenuità” così ha detto il presidente dell’Ordine nazionale dei medici, Amedeo Bianco, riferendosi al comunicato stampa inviato ai media in cui l’Ordine prende una netta posizione a favore dell’aborto e, nello specifico, della RU486. Dimenticando forse che un comunicato stampa tutto può essere meno che un atto ingenuo, esito invece di una strategia e di un lavoro che ben difficilmente s’improvvisano.

La “pilloletta” dovrebbe comunque essere osteggiata dalle femministe nostrane come accade negli Usa e in Francia, dove le amazzoni della lotta femminista hanno ormai ben compreso che, ben lungi da essere un ausilio per il modno femminile, la RU486 è in realtà l’ultima frontiera medica dell’ipocrisia maschile poiché con questa si permette alle donne di tornare ad abortire, in privato, nel silenzio del tinello o della camera da letto o del cesso (ma non subito ovviamente: prima ci faranno passare sotto il naso un paio d’anni in cui sarà consentito solo l’uso “ospedaliero”).

Ma da noi, in Italia, non e così. Ecco dunque infranto il giuramento d’Ippocrate, che vieta la somministrazione di farmaci abortivi ed ecco vaffanculata anche la 194 che tutti dicono divoler difendere e che garantisce, aanche se solo a parole, la tutela dell vita umana “fin dal suo inizio”.

Eppure, una pur vaga percezione dello stato di nonsense sempre più profondo in cui ci troviamo ad affondare c’è anche a sinistra, se è vero come è vero che anche lì si moltiplicano i “dove andremo a finire…”, e se ciò accade tralasciando anche il minimo senso della decenza nel riutilizzare questo”mood” espressivo che tanto bene incarna il mondo benpensante che la contestazione sessantottina un tempo furiosamente avversava. Ma s’invecchia tutti…

Dove andremo a finire, dunque?

Semplice: esattamente dove questa mentalità ci porta. Dove ci ha già portati e dove siamo, in realtà, già tristemente finiti: in fondo a un pozzo, a Gravina.

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