Archivio mensile:marzo 2008

Il gioco delle tre carte


Ci sono tre carte abilmente manovrate da un giocatore sulla superficie di un banchetto che viene montato e smontato velocemente. Lo monta e arrivano i clienti, ovvero i primi curiosi, tutti gettano l’occhio, qualcuno passa e va e qualcuno si ferma. Chi si ferma viene facilmente gabbato, ma anche chi fa una sosta breve o solo rallenta il passo fin quasi a fermarsi rischia: la cerchia dei compari lo attornia, lo invischiano e andarsene è difficile. A volte al posto delle tre carte c’è un tris di bussolotti o campane: sotto c’è una pallina che sembra scomparire e riapparire magicamente. Il gioco ammalia ancora nei mezzanini delle metropolitane milanesi, magari alla fermata di Centrale prima della scalinata che porta in stazione. Chi ha provato a fermarsi una volta ricorda bene i soldi spariti e, dice qualcuno, anche le non troppo velate minacce fatte da un compare che ti porta ammiccante in disparte per dissuaderti da eventuali troppo pubblicitarie lamentele. E’ cronaca anche di questi giorni su una tal area di servizio autostradale, nei pressi di Napoli. Così, qualcosa di simile capita ancora. E può capitare anche sui blog: provando a girare un po’ si capisce che è così. La cosa difficile è invece, talvolta, capire chi muove le carte e chi è il cliente gabbato. Ciao.
Annunci

Pro e contro


O sinistra “sinistra” perché di tento inganni i figli tuoi?

Così, parafrasando un rattoppato Leopardi, potrebbero esprimersi la maggior parte dei tipi sinistri che per il bloggame s’aggirano, e il bloggame fanno, nel loro continuo lamentarsi del progetto unitario e veramente “de sinistra” che ancor gli manca, che da tempo gli manca, che da sempre gli manca (facevo le elementari che già se ne parlava). Ammesso che abbiano mai letto Leopardi. Eh sì, perché Leopardi sa ancora ancora un po’ di credente, per i sinistri, perchè si fa le domande. Dante, non parliamone: lo si evita (anagramma di “vieta” ma guarda) a scuola e ovunque si può. Pasolini? Eh adesso che sembra c’avesse il senso religioso pure lui, lo evitano come la lebbra. Sì, insomma, evitano tutto. Si astengono dai dati perchè i dati fanno parte del reale, il reale c’entra con la verità delle cose, la verità gli metti la maiuscola e sei fottuto… quindi lontano dai dati, lontano dal culo. A questo punto, cultura niente, dato reale niente cosa resta? L’io. Ma l’io me lo gestisco io (è mio) e soprattutto non sei tu, chiunque tu sia. E allora ecco i litigi e giù botte da orbi. Se le danno di santa (ops, pardon) ragione (ri-ops, ri-pardon) e se menano come tassisti. Il criterio guida di questo io smodato è l’essere “contro”. Contro tutto: vita e morte, aborto e non, coppie di fatto e coppie disfatte, Israele, Olp, Anp, ahm, gulp, tutto. Se sei contro sei a posto. Contro Berlusconi e contro Bertinotti, contro D’Alema e contro gli Ulema, contro Bush e contro Dash, contro la mamma di Cogne e contro il Ris di Parma: sempre e comunque contro. Ecco perchè non sono uniti, i sinistri: sono troppo contro. Ecco perché Magdi Allam diventa una bertuccia, per i sinistri: non possono chiamarlo topo. Così facevano i nazisti con gli ebrei. Loro sono diversi, sono contro i nazisti e lo chiamano scimmia, che secondo loro è molto meglio di topo e più umano (per via di Darwin e dell’evoluzionismo). Ecco allora, è per aprire il dialogo col diverso, anche riprendendo il clima di pace suscitato dalla conversione di Allam e dei 138 intellettuali islamici, che anch’io sento il bisogno di un più profondo sentire anche con quest’altra parte e da giorni sto pensando a come rivolgermi a sti sinistri in forma di vero dialogo. Ed ecco l’illuminazione: come sarebbe “come”? Ma certo: anch’io posso esserlo, in dialogo, se dico come recita il titolo del documento dei 138 intellettuali che porta un nome evocativo: “Una parola tra noi”. Ed ecco, illuminato in visione notturna dall’icona di Beppe Grillo, la parola con cui mi rivolgo alla sinistra-contro: “mavafangula, va”.

Pure la "fatwa laica" ci voleva, pure…


Eh no, non è mica vero che l’Islam è violento. Non è antisemita del tutto, non è per la morte del tutto. E’ moderato. E’ moderatamente violento, moderatamente antisemita. Moderatamente nazista, non del tutto nazista. Eccheccazzo. Tutto questo lo è moderatamente. Se no come potrebbe essere accettato nel politically correct occidentale che gli fa da morbido giaciglio per una agevole e, perché no, anche piacevole violazione della nostra società, civiltà e persona? Come potrebbe la sinistra no global accettare i nazisti? Accetta invece un moderato nazismo, antisemita e sedicente “pro Palestina”. Il fatto è che a sinistra non c’è testa: c’è rabbia. Tanta rabbia che però dev’essere moderatamente mostrata per quel che è. Mica ci si può sputtanare del tutto. Ed ecco che la satira, vignette, canzonette e tiro con le freccette, diventa lo sport preferito dei tipi sinistri. Sotto il nome di satira può passare tutto. Beppe Grillo, che è in fin dei conti la loro vera icona, insegna e spara più cagate di un elefante con la diarrea. Poi c’è il mito Vauro (guai a chi dice che è un pirla). E i blog? la maggior parte dei blog sinistri se la cantano e se la suonano. Non una voce contro, non un tentativo di approfondimento, non una voce fuori del coro: “hai visto qui? sì e hai sentito là? e quello che faccia c’ha…” questo il livello medio. Lo si trova specialmente su blogghetti provinciali, infarciti e impestati di truculenza anticattolica. Adesso si sono impegnati tutti nel “lancio della fatwa laica”. Si fa così: si prende un difensore della cristianità, meglio se non da sempre quindi tipo Oriana Fallaci, Giuliano Ferrara, Magdi Allam, e lo si mette alla berlina, lo si insulta magari anche sul piano fisico con insulti ed espressioni ignonimiosi del tipo: ciccione e grassone lardoso (Ferrara), tumorata di Dio (Fallaci), scimmia o bertuccia cristiana (Magdi Allam) e poi ci si ripete le battute copiaincollandosele a vicenda. Poi si litiga un po’ per fare scena: tu sei troppo tenero con lui/lei, no non è vero, sei tu che sei sionista… e via così. Certo qualcuno onesto c’è, ma si contano sulle dita di una mano amputata. Questa è l’intellighenzia laica e di sinistra, quella che rinfaccia alla Chiesa e a chi crede una presunta chiusura culturale, quella in cui ci si dà reciprocamente di gomito quando parla un credente. Questa è la sinistra e questa è la sua fatwa.
Come diceva Totò? “Scusa, apri l’occhio…”